A proposito del “non si sa mai”

A proposito del “non si sa mai”

non si sa mai

“I miei soldi sono lì, ho bisogno di sapere che sul mio conto ci siano soldi liquidi in modo che per ogni necessità io abbia a disposizione quanto necessito.”

Quante volte lo abbiamo pensato?

E non siamo i soli, sono molti gli italiani che la pensano così infatti. Dall’ultima analisi di Prometea di inizio 2020, sui conti correnti degli italiani risulta depositata una cifra pari a circa 1.400 miliardi di euro.

Avere dei risparmi sul conto è una delle forme più ricercate dai risparmiatori italiani che hanno bisogno di rassicurazioni, che cercano sicurezza.

Nella percezione comune mantenere una parte elevata della propria ricchezza in liquidità sul conto viene considerata come un’alternativa a investire e significa fare una scelta neutrale: nessun rendimento ma anche nessun rischio, nessun guadagno ma nessuna perdita.

Ma è ancora cosi?

Se guardiamo questo grafico, ci accorgiamo immediatamente come tenere i soldi fermi sul conto non sia proprio un «grande affare».

 

potere acquisto

 

Dal 1996 i nostri soldi lasciati sul conto corrente hanno perso, a causa dell’inflazione, pian piano il loro potere di acquistare beni e servizi.

– 34%» vuol dire che con 100€:

  • nel 1996 potevamo acquistare beni per 100€ (anche se c’erano le lire, per semplicità ragioniamo già in euro),
  • oggi potremmo acquistare solo per 66 euro.

Questa erosione e perdita di ricchezza potenziale in termini reali è causata da un nemico subdolo di cui pochi di noi si accorgono e che ne percepiscono la pericolosità… l’inflazione!

Facendo un altro esempio su un arco temporale più vicino a noi, possiamo vedere come negli ultimi 10 anni il potere d’acquisto si sia ridotto dell’11%.

 

potere acquisto

 

In questo caso, sono stati persi più di 1.000€.

Intanto i mercati salgono e, se si è deciso per sicurezza di lasciare i propri risparmi al sicuro sul proprio conto, si sono perse innumerevoli possibilità.

Il grafico ci mostra l’andamento dell’indice azionario mondiale MSCI World: dal 1996 i dati sono impressionanti, mentre il potere d’acquisto della liquidità in conto diminuisce inesorabilmente.

 

potere acquisto

 

La storia ci dimostra che la liquidità è come il “Re di maggio”

Umberto II di Savoia fu Re d’Italia dal 9 maggio 1946 al 10 giugno dello stesso anno, data in cui fu proclamato il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno sebbene, di fronte alle resistenze del sovrano, solo il 13 giugno il consiglio dei ministri abbia trasferito ad Alcide De Gasperi, con un gesto che Umberto II definì rivoluzionario, le funzioni accessorie di capo provvisorio dello Stato.

Un Re fulmineo, un “Re di Maggio” come la nostra liquidità, che da un trono precario può trarne vantaggio solo per un periodo breve e sarebbe controproducente lasciarla sul trono per un periodo lungo.

Ecco che allora la liquidità non è una scelta davvero neutrale, ma sottintende ad un ben preciso rapporto tra costo, opportunità e rendimento al pari di ogni altro investimento in prodotti finanziari. Ciò significa che è a tutti gli effetti un asset che deve rientrare nella pianificazione finanziaria.

Un buon consulente finanziario sa quantificare la corretta percentuale di liquidità all’interno di una più completa e diversificata asset allocation: significa impostare una strategia che risponda obiettivi personali ed esigenze di breve, medio e lungo periodo.

Pensare al futuro è una cosa importane che merita scelte ponderate e consente di far diventare virtuoso il risparmio trasformandolo in investimento.

“Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale” – C. S. LEWIS

 

Rosario Daniele Iemulo