È in arrivo il nuovo Btp futura

È in arrivo il nuovo Btp futura

btp futura

Ne avete già sentito parlare?

È il nuovo titolo di Stato che il Governo sta per emettere legato ad un rendimento aggiuntivo che sarà parametrato alla crescita del Pil dell’Italia dei prossimi 10 anni.

I dettagli ancora non si conoscono, ma una considerazione è doveroso farla.

Il nome di questo nuovo titolo, nello specifico la dicitura “futura”, evoca sviluppo, benessere, prospettiva ma proviamo a fermarci un attimo e a chiederci se sia possibile crescere senza avere un piano strategico a lungo termine, senza attivare investimenti virtuosi per creare il volano della crescita.

Queste sono solo alcune considerazioni che portano poi ad una valutazione finale; nel piano elaborato dal governo, solamente 2 miliardi sui 170 previsti del piano Colao saranno destinati a ricerca e sviluppo. Ricerca e sviluppo che notoriamente evocano parole come scoperta, implementazione, crescita… ecco perché occorre legare l’efficacia di questo nuovo titolo di Stato, Btp Futura, a valutazioni rispetto a concetti di previsione futura e pianificazione.

Per far comprendere meglio le potenzialità di questo investimento, nel grafico sotto viene evidenziata la crescita dell’Italia dal 1969 al 2018 e quella del mondo nello stesso periodo.

 

 

Occorre poi sapere che nel 2020 le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale sul Pil italiano sono intorno al -12%, previsioni che danno adito a poche rosee aspettative.

Quando si decide di effettuare un investimento è cosa giusta andare a valutare la bontà di quello specifico investimento mettendo a confronto rendimento e rischio.

Quando è conveniente un investimento?

Quando il rendimento atteso è sensibilmente superiore al rischio che vado a sostenere.

Nel caso del Btp il primo rischio che bisogna andare a valutare è il rischio emittente, cioè l’eventuale incapacità dello Stato di rimborsare per intero l’investimento.

Lo Stato può arrivare a non pagare gli interessi o a non rimborsare il debito a scadenza?

La speranza è quella di rispondere di no, ma è altrettanto vero che se non ci fosse un rischio perché mai l’Italia dovrebbe pagare dei tassi di interessi più alti rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei?

Guardiamoli insieme.

 

Tale differenza di rendimenti è figlia della precarietà finanziaria dove negli ultimi decenni si è continuato ad aumentare il debito e quest’anno secondo le stime arriverà al 170% del Pil.

Noi italiani non percepiamo questo rischio perché le “cose di casa” ci sembrano più familiari, meno rischiose e spesso ci comportiamo come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia per evitare di guardare al pericolo.

Il mio compito è quello di aiutare le persone a valutare attentamente la bontà degli investimenti, analizzando bene il rischio e trovare eventuali alternative più adeguate alle esigenze delle stesse e nel corretto orizzonte temporale.

La strada maestra è la corretta pianificazione finanziaria ed la sola che può fare la differenza.

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Rosario Daniele Iemulo