Patrimoniale sì, patrimoniale no

Patrimoniale sì, patrimoniale no

Era il 1992 quando il governo di Giuliano Amato, al potere solo da pochi mesi, prese una decisione senza precedenti: applicare una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali che, in realtà, erano già al netto delle imposte.

Si pensa ad una patrimoniale solo in un periodo di eccezionalità, e visto che questo lo è, si inizia a sentirne parlare.

Ma che cos’è? E perché oggi si sente parlare di patrimoniale?

La patrimoniale è un’imposta che colpisce il patrimonio, sia mobile che immobile: denaro, case, azioni, valori preziosi, obbligazioni. Può colpire sia le persone fisiche che quelle giuridiche.

Di fronte all’eccezionalità del momento generato dall’emergenza sanitaria che ha provocato il blocco di tutte le attività per due mesi innescando una profonda crisi economica, il Governo continua a creare debito finanziandolo attraverso l’emissione di titoli di Stato. Il nostro Paese però è già pieno di debiti, e per fare fronte a questo periodo cosa si fa?

Si aumenta il debito! 

 “Secondo le stime di Mazziero Research a fine giugno il debito italiano sarà compreso tra 2.516 e 2.521 mld, mentre a fine anno potrebbe trovarsi oltre i 2.550 mld”.

debito

 

Si tratta di una cifra monstre, per questo motivo iniziano a spuntare gli articoli su una eventuale imposta patrimoniale.

IMPORTANTE : c’è da dire che oggi questo rischio sembra più teorico che reale grazie al sostegno da parte della Banca Centrale Europea nell’acquistare i titoli del debito pubblico almeno fino alla fine del 2021.

Ma vediamo quali potrebbero essere le diverse opzioni per reperire eventuali ulteriori risorse:

  • Prelievo forzoso sui conti correnti, come quello effettuato dal Governo Amato nel 1992. Noi italiani abbiamo 1, 6 miliardi di liquidità sui conti correnti questi dati si riferiscono al marzo 2020 dati ABI e ipotizzando un’aliquota al 5 per mille, si stima un gettito straordinario per le casse del Tesoro di circa 8 miliardi di euro: tale cifra non risolverebbe alcuna emergenza e inoltre avrebbe un impatto molto depressivo su consumi e investimenti delle famiglie a fronte dell’ingente costo politico di una simile mossa, risultando di fatto controproducente.
  • Imposta sul patrimonio immobiliare, quasi metà della ricchezza degli italiani è rappresentata dalle abitazioni e da sempre gli immobili sono stati considerati il bancomat di ogni governo tassandoli sempre di più. Una tipica proposta per incrementare il gettito è legata all’estensione dell’imposta Imu/tasi alle prime case (che rappresentano circa il 66% del patrimonio immobiliare degli italiani) e ad una rivalutazione delle rendite catastali che, differiscono in misura significativa dall’effettivo valore di mercato degli immobili.
  • L’incremento delle imposte di successione e donazione che in Italia risultano molto meno severe rispetto a quelle di altri Paesi OCSE tanto da far considerare l’Italia da questo punto di vista un paradiso fiscale.

Pensate che se un tedesco volesse lasciare in eredità 1 milione di euro, pagherebbe circa 125mila euro di successione. Un francese ne pagherebbe 175mila. Un inglese addirittura 250mila. In Italia non si pagherebbe nulla.

Oltre a queste tre possibili opzioni ci sarebbe anche un’altra alternativa quella dei prestiti irredimibili.

Cosa sono e come funzionano?

Anziché andare a effettuare un prelievo coatto sulle giacenze di deposito potrebbe essere ipotizzata una sottoscrizione “volontaria” di titoli a fronte di un prelievo di liquidità nei confronti dei depositanti sopra una determinata soglia di giacenza.

In sostanza ti prendo una percentuale della liquidità e ti do in cambio delle obbligazioni (quindi ancora debito) con determinate caratteristiche tipo – associo dei benefici per chi detiene dei titoli nel medio e lungo termine – ma comunque ci penso più tardi a come andare a rimborsare il titolo che ti ho fatto comprare.

In questo caso si genererebbero nell’immediato due effetti: uno garantirebbe disponibilità immediata di cassa di qualche centinaio di miliardi di euro allo Stato, con l’altro il titolare di un conto corrente non sarebbe aggredito coattivamente perché riceverebbe dei titoli di stato garantiti che avrebbero tutti una serie di caratteristiche ed agevolazioni.

Un precedente in tal senso fu sperimentato nel 1935 quando l’Italia emise Buoni del Tesoro per finanziare lo sforzo bellico in Etiopia per un controvalore nominale di 42 miliardi di lire ad un tasso del 5%. Qual era la loro caratteristica? Assenza di scadenza. Si trattò, cioè, di titoli “irredimibili”, con cedola fissa e garantita a vita e l’operazione ebbe un grande successo. Nel 1981, avvenne il primo rimborso di una quota di questi BTP, nel 1998 ve ne fu un secondo per la quota residuale e che ne cancellò l’esistenza.

Contabilmente questa tipologia di titoli non genera debito pubblico… anzi in corrispondenza all’importo emesso, il debito pubblico viene cancellato, trasformandosi in semplice impegno a pagare le cedole; impegno peraltro identico a quello gravante sulla Tesoreria dello Stato per le emissioni di titoli con scadenza prefissata, con il vantaggio però di non avere l’assillo del rimborso dopo un certo numero di anni. Questa eventuale soluzione andrebbe a migliorare il rapporto debito/pil liberando risorse utili per altri servizi da erogare ai cittadini.

Tutto ancora in divenire

Non sappiamo quello ci riserverà il futuro, di certo sappiamo cosa possiamo fare per evitare che i tuoi risparmi vengano penalizzati da una eventuale imposta patrimoniale.

Ogni mese scrivo la mia newsletter “Oggi ti parlo di…” che condivido con i miei clienti e con il mio network volta ad analizzare tematiche specifiche al fine di creare spunti di riflessione e confronto e rimanere sempre informati.

Se non lo hai ancora fatto iscriviti qui: Oggi ti parlo di…

 

Rosario Daniele Iemulo