Perché la conoscenza finanziaria ci aiuta a prendere decisioni migliori

Perché la conoscenza finanziaria ci aiuta a prendere decisioni migliori

conoscenza finanziaria

Quest’anno siamo alla terza edizione del mese dell’educazione finanziaria.

Ottobre è il mese in cui si organizzano iniziative fisiche e online in tutto il territorio nazionale con lo scopo di sensibilizzare gli italiani ad una gestione corretta e sostenibile del denaro.

Questo è un tema talmente sentito che nel 2017 è stato istituito il Comitato per la Programmazione e il Coordinamento delle Attività di Educazione Finanziaria (Edufin) presieduto dalla prof.ssa ed economista Annamaria Lusardi che insegna finanza personale negli Stati Uniti alla George Washington University.

L’obiettivo del comitato e di tutte le iniziative per la diffusione dell’educazione finanziaria è quello di migliorare la capacità degli italiani nelle conoscenze di base, di far sì che siano in grado di individuare i propri bisogni, le proprie esigenze e le proprie priorità e saper riconoscere i rischi più grandi di un potenziale investimento.

In un’intervista al Corriere della Sera del 1° settembre 2020 la prof.ssa Annamaria Lusardi, ha evidenziato gli errori classici commessi dagli investitori italiani: “Premesso che la finanza è sempre un fatto personale, parlerei di tre errori potenziali. Il primo è non sapere. Non avere una conoscenza adeguata degli strumenti finanziari non permette di valutare bene i rischi.

Poi 1 italiano su 3 non consulta alcuna fonte, si confronta solo con amici e parenti. Il che non gli permette di uscire dalla propria bolla. Infine un quarto degli italiani non ha obiettivi finanziari di lungo termine e gli studi lo dicono chiaramente: senza un progetto non si accumula ricchezza”.

Inoltre, secondo l’indagine condotta da Standard & Poor’s Ratings Services insieme alla Banca Mondiale, gli italiani sono solo al 63° posto per livello di alfabetizzazione finanziaria e all’ultimo posto tra i Paesi del G7. In Italia solo il 45% degli uomini presenta un adeguato livello di educazione finanziaria, livello che scende al 30% per le donne.

La scarsa conoscenza porta principalmente ad un’eccessiva preoccupazione, ad una visione di breve termine degli investimenti e ad una eccessiva avversione verso altri strumenti che non siano il conto corrente o similare. La prova è data dagli oltre 1.500 miliardi di liquidità parcheggiata sui conti correnti. Ovviamente tutte queste distorsioni si trasformano in un’allocazione non coerente con gli obiettivi.

Certamente non hanno giovato i casi Mps, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e la vendita di bond subordinati di qualsiasi genere ai risparmiatori, molto spesso ignari dei rischi che tali strumenti presentavano.

Tutto questo crea diffidenza e stimola comportamenti di avversione al rischio, di prudenza, preferendo veder ridurre il valore reale del proprio denaro a causa dell’inflazione pur di non perdere la protezione del conto corrente.

Ma un altro aspetto della inadeguata conoscenza o della mancanza di una guida professionale riguarda il rischio di una percezione errata della realtà che il risparmiatore ha e che ingigantisce le sue aspettative con conseguenti frustrazioni ed ulteriore disaffezione quando il risultato non corrisponde alle sue aspettative.

In un recente rapporto della Consob sulle scelte di investimento degli italiani si registra un disallineamento pari a circa il 40% dei casi che si traducono in una sopravvalutazione delle proprie conoscenze ed aspettative.

Il risparmiatore “fai da te” ne è l’esempio più lampante che investe quasi del tutto in Italia: in immobili per oltre il 50% (98% in Italia) convinto che il mattone si rivaluta sempre, in reddito fisso a breve termine o in liquidi (un terzo) perché considerati più sicuri e remunerativi, e solo in una percentuale minima di azioni sui mercati mondiali (3%) in quanto ritenute pericolose.

Nell’ultimo decennio, dato la perdita di un quarto del valore reale degli immobili e i tassi bassi sul reddito fisso e i depositi monetari, il “fai da te” non ha prodotto pressoché nessun valore mentre l’indice delle azioni mondiali è salito del 190%.

analisi

Analisi dal 9/10/2010 al 9/10/2020

 

Fonte: Quantalys

 

Tutto questo, se ci pensiamo bene, è un danno non solo per la singola persona e la sua famiglia, ma per il Paese intero perché diventa sempre più povero.

Facciamo un semplicissimo esempio: la ricchezza privata degli italiani ammonta a circa 10.000 miliardi e se il rendimento finanziario scende soltanto dell’1%, come conseguenza di scelte non corrette, ci sarà minore ricchezza per 10 miliari, circa lo 0,8% del prodotto interno lordo.

Da diversi studi ed evidenze empiriche emerge che chi ha maggiore conoscenza finanziaria associata ad una maggiore consapevolezza in merito alla destinazione del proprio risparmio, pianifica di più il proprio futuro, risparmia di più ed investe meglio i propri risparmi, si indebita di meno e gestisce meglio il proprio debito.

Investire nell’educazione finanziaria significa prevenire situazioni problematiche e creare le condizioni ottimali per la realizzazione dei propri obiettivi di vita, in pratica significa investire nel nostro futuro ed avere a cuore il futuro del nostro Paese intero.

L’importanza di quanto detto è nota ai più, ma nella quotidianità le persone hanno sempre poco tempo ed urgenze che portano ad effettuare scelte finanziarie in modo sbrigativo e poco approfondito con scelte di strumenti e servizi in modo spesso inconsapevole.

Se a questo aggiungiamo che parlare di estratti conto, bilancio famigliare o budget non sono tra le cose più appassionanti oltre al fatto che la finanza viene percepita come qualcosa di noioso e complicato ecco che il problema si ingigantisce.

La verità è che dovremmo occuparci meglio e di più delle nostre finanze soprattutto in un contesto in cui:

  • La pensione pubblica sarà sempre meno generosa causata dall’evoluzione della demografica e dal sempre più alto debito pubblico del nostro Paese.
  • Le prestazioni sanitarie saranno sempre meno garantite e la prova sono i 40 miliardi di spese sanitarie che i cittadini italiani effettuano ogni anno. In questo caso la sottoscrizione di adeguate coperture assicurative consente di ottenere protezione contro gli eventi della vita e, al tempo stesso, di liberare più risorse da dedicare a sé stessi e ai propri obiettivi.
  • Per chi ha famiglia, crescere un figlio comporta affrontare costi sempre più onerosi e crescenti nel tempo, pertanto ottimizzare i risparmi in funzione delle esigenze della famiglia diventa fondamentale per la tranquillità finanziaria.

 

Una maggiore conoscenza finanziaria e consapevolezza è utile sia per chi ha i soldi da investire, ma soprattutto per chi è più disagiato e spesso incapace di portare avanti una minima programmazione finanziaria.

Gli unici artefici del nostro futuro siamo noi stessi.

Se questo è vero per gli adulti, lo è ancora di più per le generazioni più giovani per i quali i temi della previdenza, del risparmio, della pianificazione dovrebbero essere argomenti quasi quotidiani e conosciuti per la costruzione del loro futuro.

 

Da qui il ruolo del consulente finanziario per fornire informazioni chiare, semplici, comprensibili e senza tecnicismi ai risparmiatori, oltre che aiutarli a concepire un uso più responsabile del reddito disponibile durante tutte le fasi del ciclo della vita.

In oltre vent’anni di professione, mi sono sempre occupato di far acquisire una maggiore consapevolezza ai risparmiatori e credo che un buon Consulente Finanziario debba prestare attenzione a tutto questo svolgendo una funzione sociale.

 

Ogni mese scrivo la mia newsletter “Oggi ti parlo di…” che condivido con i miei clienti e con il mio network volta ad analizzare tematiche specifiche al fine di creare spunti di riflessione e confronto e rimanere sempre informati.

Se non lo hai ancora fatto iscriviti qui: Oggi ti parlo di…

 

Rosario Daniele Iemulo